MARIA CARTA
24 GIUGNO 1934 | 22 SETTEMBRE 1994
La sua passione per il canto sbocciò nell'infanzia, tra le navate della parrocchia del suo paese. Era un destino iscritto nel DNA familiare: già nell'Ottocento, la sua antenata Filomena Delogu fu tra le prime donne a tenere concerti nelle piazze dell'isola.
La svolta decisiva avvenne nel 1958 con il trasferimento a Roma. Qui, Maria perfezionò la sua ricerca presso il Centro Studi di Musica Popolare dell'Accademia di Santa Cecilia. Seguendo l'approccio filologico e musicologico di maestri come Diego Carpitella e Alan Lomax, l'artista integrò lo studio accademico con indagini dirette sul campo, estendendo il suo raggio d'azione oltre il Logudoro, verso la Barbagia, la Gallura e il Campidano.
L'attività professionistica decollò a metà degli anni Sessanta sul palco del Folkstudio di Roma. In quel tempio della musica popolare, Maria presentò le sue rivoluzionarie elaborazioni:
L'Ave Maria: reinterpretata con una tonalità inedita che le valse un successo immenso.
La Letteratura in Musica: l’adattamento di spartiti ai versi di poeti del '700 e '800 come Polo Mossa, Pietro Pisurzi, don Baingio Pes e Francesco Manno.
Sperimentazione e Impegno: trasformò l'inno antifeudale Procurade 'e moderare (di Manno) in un gosos e utilizzò un canto religioso barbaricino per il brano di denuncia sociale Fizu su coro.
Rinnovamento Formale: impresse il suo tocco innovatore sull'Ave Maria algherese del XVIII secolo, sui muttos e sui canti in re.
Da semplice riproduttrice, Maria Carta divenne così un'interprete finissima e avanguardista, capace — come notò il flautista Severino Gazzelloni nel 1974 — di fondere la modalità gregoriana con le "astuzie" delle orchestrazioni moderne.
Parallelamente alla musica, Maria espresse il suo talento come poetessa e attrice:
Letteratura: Nel 1975 pubblicò Canto rituale, raccolta dedicata ai paesaggi, alla civiltà e alle lacerazioni della Sardegna.
Teatro: Esordì nel 1974 nella Medea di Enriquez, recitando poi nelle Memorie di Adriano con Giorgio Albertazzi (ottobre 1990, Teatro Argentina).
Cinema e TV: Partecipò a pellicole di rilievo come Disamistade, Cecilia, Gesù di Nazaret (Zeffirelli), Cadaveri eccellenti, Il Padrino, Il reietto delle isole e la produzione TV Il camorrista.
Nel 1972, lo scrittore Giuseppe Dessì celebrò la sua voce come uno dei rari documenti vivi della lingua logudorese, capace di dare corpo ai sentimenti universali di un popolo.
Il 1993 segnò un ritorno sorprendente sulle scene, nonostante la durissima battaglia contro il cancro. Dopo un concerto solista a Villa Giulia (accompagnata da Lorenzo Pietrandrea, Franco Giuffrida e Fabio Agostini), il 26 agosto ricevette un tributo trionfale alla Fiera di Cagliari.
Davanti a oltre duemila persone, l'evento "In concerto con Maria" riunì il meglio della musica sarda (Cordas e Cannas, Càlic, Bertas, Tenores di Bitti e Neoneli, Tazenda, Luigi Lai, Duo Puggioni). In quella serata magica, Maria spaziò dai canti gregoriani a Chelu e mare, culminando in una commovente versione a cappella di No potho reposare insieme ad Andrea Parodi.
Maria Carta si è spenta il 20 settembre 1994, lasciando un vuoto incolmabile ma una scia luminosa nella cultura mediterranea.